Io amo il cinema (e Netflix): storia di un letto di soldi a Milano

Siamo sempre lì: sospesi tra il sottile confine che divide il bene dal male. Amo il cinema, ancora di più quando sa far immedesimare.?

Non la tv, il cinema. Io amo il cinema.

Ci sono facce indimenticabili, nate per certi ruoli: quel modo di aggiustare gli occhiali sul naso, oppure quel modo di camminare, li riconoscerei in mezzo a mille.

Ci sono trame che hanno quella cosa lì, che anche se lontane dalla nostra vita quotidiana non perdono mai quella sensazione di possibile, non saprei definirla meglio: quel contatto che mi fa pensare che in fondo in fondo quello che vedo potrebbe succedere davvero.

Ci sono poi storie che mi fanno sognare: mi tengono incollata allo schermo con la speranza fino all’ultimo minuto del lieto fine, che quasi mai è scontato. Resto davanti allo schermo, con la continua illusione che tutto sia “possibile“.

E poi ci sono storie che giocano con quel sottile confine del giusto/sbagliato, del buono/cattivo fino a farmi passare al lato oscuro: perché non c’è luce senza ombre, vedi l’insuperabile Breaking Bad o la recente Casa de Papel, sappiamo tutti che rubare è sbagliato, no? Eppure. Eppure sono qui a giocare sopra un letto di soldi come Denver. Com’è che diceva Oscar Wilde? “Date a un uomo una maschera, e vi dirà la verità”.

P.s. no, non è un fotomontaggio

Quello che vedete è un’installazione realizzata da Netflix in occasione del Fuori Salone a Milano, scena tratta dalla celebre serie “La Casa di Carta”, a proposito: Netflix, ti ho mai detto che ti amo?

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