Storytelling su Instagram: l’importanza delle didascalie sotto le nostre foto

di Stefania, per gli amici Ahnia

Ultimamente ho notato la tendenza di molto utenti su Instagram di scrivere delle didascalie – o caption – infinite (senza contare la parte di testo dedicata agli hashtag), che risultano a volte pesanti da leggere. Il risultato somiglia molto a uno sproloquio. Due sono le cose: o è la mia attenzione ad essere calata rovinosamente o qualcuno qui si è dimenticato del dono della sintesi. 

Instagram e lo “Storytelling”, l’arte di raccontare una storia.

Provo a spiegarmi meglio: anche a me piace usare le caption su Instagram per raccontare qualcosa con parole mie, ma non smetto mai di chiedermi se quello che sto scrivendo non sia alla fine forse un po’ troppo per chi poi passa a leggere.

Ho sempre l’impressione che qualcuno scambi i social per il proprio “mio caro diario”, sembra quasi che ci si dimentichi che dall’atra parte ci sono delle persone che vengono raggiunte dai nostri contenuti e a cui in qualche modo questi contenuti debbano rivolgersi, persone a cui portare rispetto e a cui rivolgersi con attenzione. Uno si prende la briga di leggerti e tu gli fai perdere tempo così?! 

Lo storytelling non è riempire la caption come fosse una lista della spesa, è una capacità narrativa che non esclude affatto la sintesi. È l’arte di raccontare suscitando in chi legge emozioni e coinvolgimento. Su Instagram si fonde con le immagini, se ne serve accompagnando il lettore in un vero e proprio viaggio visivo.

Storytelling su Instagram? Occhio alle didascalie: esiste una lunghezza ideale?

Secondo uno studio indetto da Microsoft attraverso il monitoraggio dell’attività cerebrale su un campione di un centinaio di persone, nel 2000 la soglia di attenzione media di un individuo era di 12 secondi, nel 2015 è scesa a solo 8 secondi. 8 secondi. Hubspot ha anche aggiunto che ormai leggiamo poco e male, con scarsa concentrazione. Ed è forse per questo che il formato che sembra suscitare maggior interesse sul web sono i video: guardare invece che leggere. Ecco giustificato il mix dei termini che indicano il Visual storytelling.

Tornando ai post su Instagram, ciò che cattura la nostra attenzione passa sempre prima dalla foto e poi forse da quello che c’è scritto sotto. Se quello che scrivi ha valore allora la lunghezza è in parte giustificata, ma sei sicuro non si possa dire la stessa cosa con qualche parola in meno? I caratteri a disposizione su Instagram sono 2.200: vuoi davvero usarli tutti? Per farti un’esempio, i caratteri di questo post senza contare il titolo, fino a questo paragrafo sono esattamente: 2.531!

Instagram non è un blog, e viceversa. Se hai tante cose da dire hai mai considerato l’idea di aprire un blog? Non è affatto vero che i blog sono morti ed ogni social ha uno scopo diverso. Siamo in tanti a sperare che Instagram rimanga incentrato sulle fotografie, nonostante le tante opzioni disponibili a ogni nuovo aggiornamento la speranza in fondo è che non vada mai persa quella parte visual che da sempre caratterizza questo social.

Instagram e le didascalie: gli schemi narrativi e lo storytelling

Se non vuoi rinunciare allo storytelling ma come me ti piace approfondire ció che fai per migliorare continuamente, di seguito ti lascio uno spunto interessante da studiare per migliorare il tuo modo di raccontare una storia: a fine 2014 Ffion Lindsay ha proposto 8 modelli narrativi a cui ispirarsi per raccontare le proprie esperienze realizzando discorsi coinvolgenti e interessanti, li vediamo insieme.

  1. il viaggio dell’eroe (Monomyth): l’eroe che abbandona la sua casa e parte per un viaggio dove affronterà una serie di difficoltà e luoghi sconosciuti. Utile per trasportare chi legge in un viaggio, mostrando i benefici del prendersi a volte dei rischi, e dimostrare cosa hai imparato dalla tua esperienza. 
  2. la montagna (the mountain): a differenza del viaggio dell’eroe, qui non è necessario l’happy ending. Si distribuisce la tensione lungo la storia fino a raggiungere il picco. Può essere utile per dimostrare una serie di cambiamenti, costruire una tensione continua come nelle migliori serie tv!
  3. i cerchi concentrici (nested loops): qui diverse storie si intersecano, la più importante – quella al centro – si serve di quelle intorno per svilupparsi. La prima che racconterai sarà l’ultima ad essere finita, e così via. Può essere utile quando usi delle analogie per spiegare il concetto centrale.
  4. sparklines: il racconto si intreccia continuamente con racconti che da una parte rappresentano come le cose sono e dall’altra come dovrebbero essere, due linee che si intrecciano e che rappresentano da una parte la speranza e dall’altra la realtà. Può servire per invitare le persone all’azione e infondere speranza.
  5. in media res: la storia comincia al centro dell’azione, successivamente si spiega l’inizio per poi arrivare alla conclusione. Consigliata per racconti brevi. Utile per catturare subito l’attenzione.
  6. idee convergenti (converging ideas): quando un’idea è l’insieme di diversi pensieri che convergono tutti nella stessa direzione. Utile per parlare di collaborazioni, per dimostrare come grandi menti possano lavorare insieme. 
  7. falsa partenza (false start): quando cominci una storia facilmente prevedibile che invece subisce una brusca interruzione per prendere poi un’altra direzione. Prima dai senso di sicurezza a chi ti legge, poi lo destabilizzi. Utile per mantenere chi ti ascolta concentrato e interessato, e per mostrare i benefici di un approccio “flessibile” verso il cambiamento inaspettato.
  8. struttura a petalo (petal structure): storie disconnesse tra loro che però raccontate una ad una esprimono tutte lo stesso concetto centrale.

Ora la parola a te, in quale di queste strutture rivedi maggiormente le tue piccole storie? 

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