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Flat Lay, le foto dall’alto: 5 punti imprescindibili per realizzare scatti memorabili

di Stefania, per gli amici Ahnia
esempio flatlay

La traduzione letterale di “flat lay” è qualcosa che somiglia a “sdraiati piatti” ma per noi italiani è molto più semplice definirle banalmente foto scattate dall’alto. Ho cercato di capire le origini di questo tipo di scatto e pare che i primi flat lay siano nati tra i food blogger per scattare foto al cibo e alle tavole imbandite per catturare meglio le trame e le texture viste dall’alto. Non ho però trovato conferme a riguardo, ci fidiamo della rete. Come sappiamo è ben visibile a tutti che la tendenza ha poi preso piede in ogni settore. Il flat lay è una sorta di fotografia still-life moderna, tanto da essere stata definita natura morta 2.0 perché i pittori di un tempo tra tele, colori e pennelli ci mettevano decisamente più tempo di noi per realizzare il loro “scatto” a oggetti inanimati.

Flat lay: come scattare le tue foto dall’alto?

Personalmente ho scattato qualche Flat lay e sebbene anche io abbia molto da imparare con la pratica, posso confermare e sottolineare alcuni punti fondamentali:

    1. Nonostante le possibili e fantasiose alternative la soluzione più sicura per realizzare scatti flat lay è il treppiede: io ad esempio monto la macchina fotografica su di esso con l’ausilio di un’asta, una prolunga con lo stesso aggancio (che non è altro che un banale bastone per i selfie mai utilizzato per il suo scopo originale), in modo da formare un angolo di novanta gradi: basta appunto che asta, treppiede e fotocamera abbiano lo stesso aggancio alla vite che solitamente è montata sul treppiede, ancora meglio quando il treppiede ha la vite montata su una placchetta che si stacca). In questo modo si potrà formare un perfetto angolo di 90 gradi con la reflex pronta a immortalare (con scatto remoto o con timer) la scena in modo perfettamente frontale.
    2. Uno degli elementi fondamentali di questo tipo di fotografia è l’equilibrio tra tutti gli elementi che finiscono nella scena inquadrata: considerate tutti gli oggetti presenti all’interno, nessuno escluso, e oltre alla singola forma di ognuno di essi date un occhio alla forma complessiva che compongono gli oggetti nel loro insieme. Vale anche in questo caso la regola del “less is more”. Troppi oggetti creerebbero solo confusione per chi guarda, faticando a far posare l’attenzione sul soggetto principale. Perciò prendetevi del tempo per considerare tutti i dettagli, risparmierete così tempo sulla post produzione per dover rimediare ed eliminare magari il superfluo o la nota stonata.
    3. Anche lo sfondo – il “fondale” o “backdrop” potete chiamarlo come volete – ha una grande importanza: per esempio vanno molto di moda (e danno un bellissimo effetto) vecchie tavole di legno, il vostro tavolo in veranda perciò potrebbe essere già un’ottima proposta, prima di spendere soldi per comprare qualcosa ad hoc controllate bene in casa e in cantina, volete mettere forse in discussione il fascino del vintage?! Provate a rovistare anche tra tovaglie colorate, lenzuola, tovaglioli, scampoli di tessuti, mappe geografiche (gettonatissime), ho visto una serie di flat lay meravigliosi con dei taglieri di marmo, pensate quindi di usare qualsiasi altra cosa vi venga in mente! Se invece avete poco spazio e vi piace sfruttare soluzioni moderne, esistono dei meravigliosi fondali realizzati in vinile che riproducono le trame – per citarne un paio – del marmo e del legno, per esempio su Instagram trovate @lovaludesign, il suo negozio su Etsy ha dei fondali meravigliosi! Una volta finita la vostra opera d’arte lo potete prendere e riporre arrotolato in un angolo, stessa cosa che potreste fare con una mappa: soluzione sicuramente meno ingombrante rispetto a un ripiano di marmo o legno vero… Dipende tutto dallo spazio che avete a disposizione. Per i più esperti di editing fotografico invece ricordiamo che esiste sempre Photoshop per ricreare lo sfondo che volete 🙂
    4. La luce (come sempre in fotografia) è fondamentale, e le ombre – inevitabilmente – faranno anch’esse parte del vostro scatto flat lay… Quando si dice che luce e ombra sono facce della stessa medaglia. Meglio scegliere la luce naturale, quindi prima di cominciare a costruire la vostra composizione chissà dove, cercate un angolo di casa ben illuminato. Gli orari con le luci migliori solitamente in fotografia sono quelli del mattino presto (quindi in questo caso svegliatevi prima di mezzogiorno!). Fossi in voi eviterei invece di scattare le vostre foto con la luce artificiale di una lampada, io ci ho provato e nonostante il risultato sufficiente vedo subito la differenza con gli altri scatti! Fotografare vicino a una fonte naturale come ad esempio una finestra può aiutare molto, se poi la finestra è anche in stile shabby chic, di legno bianca, chiamatemi che vengo a scattare a casa vostra!
    5. l’ingrediente segreto: il finto disordine! Ci siamo, a questo punto dovremmo aver quasi raggiunto il nostro scopo: nell’apparente caos (disordine che è solo apparente, il segreto è proprio lì) così creato deve esserci ordine, o meglio equilibrio: cercate magari di creare un legame che abbia senso per chi guarda, senza sottolinearlo più del dovuto. Lasciate che gli occhi si possano posare su alcuni dettagli come in una piccola caccia al tesoro, scegliete voi su quali.

 

Vi lascio alcuni hashtag per scoprire alcuni flat lay meravigliosi su instagram, il regno della fotografia moderna: #flatlay #flatlays #flaylaystyle #flatlaytoday

“Fotografia social, istruzioni per l’uso”, il gruppo Facebook per le nostre foto

 

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